La filosofia islamica ha vissuto alterne vicende nel corso della sua storia.
Il periodo d'oro che comprende pensatori quali Ibn Sina (Avicenna n.980,m.1037), Ibn Rushd (Averroè n.1126, m.1198), Al Ghazali (Algazel) si concluse simbolicamente con il funerale di Averroè nel quale si racconta che il giovane Ibn Arabi fu inconsapevole spettatore mentre il mulo trasportava i resti del vecchio filosofo nelle strade di Cordova. In questa scena quasi cinematografica da lui stesso raccontata si intravede una profezia e si disegna un quadro che meditato diventa un ricordo indimenticabile della storia del pensiero dell'Islam (1).
La considerazione di cui gode la filosofia islamica ancora oggi, in gran parte del mondo accademico occidentale e non solo, deriva dal fatto che questa filosofia con la sua cosmologia è cresciuta e si è sviluppata all'ombra della Rivelazione Coranica e mai si è distaccata da questa rivelazione e dalla interpretazione classica della tradizione islamica stessa.
Nel mondo occidentale invece la metafisica si è progressivamente slegata dalla tradizione religiosa a partire da Cartesio. Questa rottura ha prodotto altre 'filosofie' che hanno incrementato lo sviluppo delle scienze razionali portando nel corso degli ultimi tre secoli quei presunti 'benefici' che oggi usiamo chiamare 'tecnologia' e 'crescita economica', e 'democrazia' ma allo stesso tempo il consolidarsi di questa concezione ha prodotto quella profonda divisione tra 'Spirito' e 'Corpo' che sta segnando le vicende ed il futuro del pensiero e della cultura occidentale.
Il sufismo, da parte sua, ha vissuto alterne fortune nella sua 'esportazione' nella cultura occidentale, e questo in particolar modo è stato causato dal profondo legame che esso ha mantenuto con l'esoterismo. Questo legame ha in parte determinato la diffusione del sufismo nell'occidente da parte dell'editoria internazionale che ha visto, nei molti appassionati di new age e esoterismo, un mercato in grado di coprire le eventuali spese di pubblicazione dei testi (2). Questo mantenere il sufismo nell'ambito editoriale della sola filosofia trascendentale e dell'esoterismo ha, a mio avviso, penalizzato la filosofia islamica in generale, distanziandola dal mondo degli studiosi e dalle università che ancora faticano nella conoscenza e nella comprensione dei grandi testi del pensiero islamico dopo Averroè.
E' importante però sottolineare che a parte alcuni accademici come Massignon, altri studiosi della filosofia islamica come Renè Guenon o Frithjof Schuon o Titus Burckhardt, per citare i nomi probabilmente più conosciuti, accreditandosi come 'studiosi ed iniziati di esoterismo e simbolismo', hanno in qualche modo contribuito alla diffusione del sufismo in Europa e nel resto del mondo ma, non essendo accademici e non mantenendo nessun contatto con università e studenti si sono inconsapevolmente distanziati dalla ricerca filosofica per così dire 'istituzionale' creando quell'alone 'esoterico e misticizzante' che ha così probabilmente disturbato la diffusione della filosofia islamica stessa come scienza (3).
Ci sono alcune rappresentative eccezioni che è impossibile non citare: il lavoro svolto da Henry Corbin (4) nella diffusione della filosofia islamica iraniana in Occidente e probabilmente anche in quella parte dell'islam sunnita intellettuale, è stato fondamentale per farci conoscere alcune grandi espressioni di quel pensiero persiano che nasce dal quel fortunato incontro della religione zoroastriana con i primi fedeli del 'partito di Ali' genero del Profeta Muhammad ed unico erede dell'Islam secondo gli stessi fedeli della Shiia.
Henry Corbin ci ha condotto attraverso le sue opere divulgative e le sue traduzioni persiane alla fonte della filosofia islamica, cioè a quel pensiero che si è affermato dopo Ibn Arabi in quella terra persiana che era capace di 'sviluppare nuova filosofia'. Corbin quindi riconduce le radici del sufismo ad una 'filosofia' che non è solo 'esoterica' ma che nasce anche da pensatori che non sono esplicitamente 'sufi' ma semplicemente 'filosofi' nel senso di pensatori e di ideatori di 'cosmologie'.
E' vero che Corbin spinge il tasto sulla supremazia dell'interpretazione coranica dello shiismo sul sufismo in generale e su tutto il pensiero islamico, ma lo fa per farci capire il dinamismo e l'originalità di questa tradizione filosofica e teologica, rispetto alla filosofia occidentale del XX secolo che era dominata da un nichilismo nietzschiano quasi sempre mal interpretato e che aveva affossato quell'indispensabile nozione di Dio che sta alla base di tutte le cosmologie dinamiche e che è necessaria per intepretare il dinamismo/divenire del cosmo nella sua molteplicità e processualità e nella sua evidente unità.
Mentre l'Islam iraniano produceva pensatori del calibro di Mulla Sadra Shirazi nel XVII secolo, l'occidente avrebbe dovuto aspettare il XX secolo per avere a disposizione il pensiero di filosofi come Heidegger o A.N. Whitehead, per citare alcuni esempi a me particolarmente cari, che avrebbero affrontato le stesse tematiche esaminate da Mulla Sadra.
E' risaputo che Corbin dopo aver tradotto e pubblicato in francese il testo di Heidegger "Cos'è Metafisica" che reintroduceva il primato dell'Essere sull'Essenza e le quiddità, si sia successivamente e suggestivamente rivolto alla filosofia islamica dell'Iran non soddisfatto dei risultati della filosofia occidentale ed intravedendo nella filosofia iraniana quel 'realismo ontologico' che solo successivamente si sarebbe sviluppato autonomamente nel pensiero occidentale.
In questa mia pur breve introduzione mi è impossibile analizzare e approfondire alcune importanti questioni relative al presente della filosofia islamica ed al suo futuro, ma intravedo in quella conferenza mondiale che si è tenuta in Iran a Teheran nel 1999 in onore di MULLA SADRA e che rimane costantemente nella memoria degli studiosi di Mulla Sadra come un importante evento che sta contribuendo a far uscire dall'isolamento 'culturale e 'storico' tutta la filosofia islamica e non solo quella iraniana.
2014@Jahro'
Note al testo.
1) Henry Corbin ci racconta l'episodio nel suo libro "L'immaginazione creatice" pag. 39 e fa parlare lo stesso Ibn Arabi:
"Non ebbi più occasione di incontrarlo (Averroè) fino alla sua morte, sopravvenuta nell’anno 595 dell’egira [1198] a Marrakesh. I suoi resti furono traslati a Cordova, dove furono sepolti. Allorché le sue spoglie furono caricate su un fianco della bestia da soma, le sue opere furono collocate sull’altro fianco, perché facessero da contrappeso. Io ero là, fermo, in compagnia del giurista e letterato Abu’l-Husayn Muhammad
ibn Jubayr, segretario del Sayyid Abu Sa’ìd [principe almohade], e dell’amico Abu’l-Hakam ‘Amr ibn al-Sarràj, il copista. Quest’ultimo si rivolse a noi dicendo: “Avete visto che cos’è che bilancia il peso del maestro Averroè? Da un lato il maestro (imam), dall’altro le sue opere, i libri che ha scritto”. Ibn Jubayr gli rispose: “Pensi che non abbia notato? Certo che sì, benedetta sia la tua lingua”. Fu allora che io raccolsi in me [quella frase di Abu’l-Hakam], affinché fosse per me oggetto di meditazione e di rimembranza. Oggi che, di quel gruppo ristretto di amici - che Dio li abbia nella sua misericordia -, soltanto io sono ancora vivo, mi dico: da un lato il maestro, dall’altro le sue opere. Come vorrei sapere se le sue speranze sono state esaudite!"
2) Esistono molte buone traduzioni delle opere poetiche sufi e persiane ma con pochissimi autorevoli commenti e poche traduzioni integrali di opere filosofiche importanti della filosofia islamica. La maggior parte dei libri sul sufismo sono introduzioni generiche e generali al sufismo stesso, racconti agiografici ed esoterici di iniziatori di confraternite (tra i quali possiamo includere anche Gurdjieff sebbene il suo nome si sia conquistato una certa indipendenza dal sufismo, il suo pensiero ne è profondamente influenzato), ed una vasta gamma di iniziative editoriali Sufi-New Age. Molte traduzioni di opere filosofiche importanti restano relegate ad ambiti universitari (si veda la splendida edizione del "Libro dei Penetrali' che è un'opera fondamentale del pensiero di Mulla Sadra e dell'evoluzione della filosofia islamica, ad opera dell'Istituto Italiano degli Studi Filosofici di Napoli in collaborazione con l'Istituto culturale dell'ambasciata iraniana a Roma edito nel 2010, opera relegata in qualche biblioteca e sconosciuta agli studiosi. Ma questa infausta sorte sembra toccare anche l'occidente e mi fa pensare ai grandi testi di A.N.Whitehead, ormai scomparsi dai cataloghi italiani.
Internet però ci aiuta e con qualche ricerca e possibile trovare i testi citati dispersi nella rete.
3) E' importante considerare che ogni filosofia, da qualsiasi parte provenga, debba mantenere un dialogo che si basa su a) un continuo interrogare/interrogarsi generalizzando, b) un aprire possibilità, piuttosto che chiuderle in un circolo chiuso in se stesso).
4) Corbin ha combattuto tutta la sua vita per ricondurre tutto il sufismo all'antica matrice dello Sciismo e della teologia del "Pleroma dei Dodici Imam" (si veda il suo "Storia della Filosofia Islamica"- Edizioni Adelphi e "L'Imam nascosto" - Celuc Libri).

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